Vita di Boccaccio

19.03.2015 19:17

Boccaccio nasce nel 1313 o a Firenze o a Certaldo (che è comunque nelle vicinanze di Firenze). Si è creata questa confusione perchè Boccaccio ha sempre avuto un po' la tendenza a romanzare tutto, anche la sua vita e i fatti che lo hanno riguardato personalmente. Quindi si crea un po' di confusione sia nel luogo di nascita e sia sull'identità della madre. Si dice che potesse essere il figlio illegittimo della regina di Francia. Il padre era uno dei soci fondatori della compagnia De Bardi, una delle più grandi banche europee che aveva prestato ai soldi al re di Francia. Quindi è possibile che potesse conoscere la corte di Francia. Ma può essere uno di quegli aspetti romanzati che lui amava alimentare.

Viene avviato agli studi a Firenze e dopodichè si trasferisce a Napoli per il lavoro del padre alla compagnia De Bardi. Lì prosegue gli studi e viene avviato alla professione del suo futuro, quella del padre, che vorrebbe che suo figlio in un . Il padre immagina che il figlio lo sostituirà. Gli studi erano profondamente umanistici e alla base umanistica che era intoccabile sacra ed inviolabile è lecito pensare che Boccaccio frequentasse studi anche di tipo ragionieristico, nella prospettiva di un impegno bancario. Per cui sono casi piuttosto rari ed insoliti quelli in cui incontriamo autori che non siano esclusivamente degli umanisti (Italo Svevo). 

La vita di Boccaccio si divide nel periodo Napoletano e il periodo Fiorentino. Abbiamo poesie di entrambi i periodi. 

La palestra di vita in tutti gli aspetti di Boccaccio fu Napoli, non solo perchè lì passò gli anni più belli della sua vita. (Quando torna a Firenze muore il padre ecc. motivi pratici) Ma al di là di questo Napoli era il più grande porto d'Italia. E tutte le città che sono snodi commerciali importanti sono città molto vive, vivaci, brillanti. Dove puoi osservare la città dal sovrano fino ai rozzi operai portuari che caricavano e scaricavano le navi. Conobbe tutta l'umanità, tutto il ventaglio della specie umana. Frequentava la corte, la buona società. Per il lavoro del padre frequentava, oltre alla corte, i grandi mercanti dell'alta borghesia. Questo è importante perchè grazie a questi anni napoletani matura uno spirito di osservazione, degli strati sociali, dei costumi e ha una conoscienza dell'esperienza della realtà veramente totalizzante. Tutta questa scuola di vita la ritroveremo nel Decameron.

Essendo uno dei figli dei soci fondatori della compagnia De Bardi, da cui dipendeva tutta l'economia della corte angioina di Napoli. Il padre per questo aveva familiarità con il sovrano. Partecipava alla vita di corte, alle feste, eleganti, raffinate. Con la borghesia e aristocrazia. Fin da quando era molto giovane la sua personalità si forma su due direttrici fondamentali: quella borghese (realtà concreta, collegata al lavoro del padre) e quella cortese (legata alla vita di corte, ma protesa verso la possibilità di coniugare la corte reale che frequentava, con gli ideali di magnanimità, di signorilità, di raffinatezza del mondo cortese dei secoli passati). A Napoli  si afferma prevalentemente la sua occupazione letteraria che lo allontanerà da quello che era stato l'indirizzo professionale che il padre aveva progettato per lui. Alla letteratura si accosta con grande avidità, caratteristica dell'autodidatta, divora tutto ciò che lo lega a questa passione. In particolar modo Boccaccio si dà ai classici, non solo contemporanei, ma anche del passato. Tutta la tradizione cortese dei romanzi cavallereschi, delle liriche d'amore che erano i testi più amati negli ambienti aristocratici. Ciononostante il suo amore va anche ai classici latini: Virgilio, Orazio... Questa serenità nel 1340 viene rotta dal fatto che la banca De Bardi entra in crisi, che non si risolverà ma dura un po' di tempo, anzi fallirà. E il padre viene chiamato assieme al figlio a Firenze. La sua vita gloriosa nella città di Napoli si ritrova in una Firenze che non solo è meno goliardica. Ma cominciano le ristrettezze economiche, deve trovarsi una sistemazione per mantenere la famiglia, cova per anni la speranza di poter tornare a Napoli però tutto ciò in realtà non avverrà. Certo è che Firenze gli riconosce un certo aiuto, commissionando a lui delle missioni, delle ambasceri. Negli ultimi anni della sua vita ha una conversione spirituale, determinante sull'amicizia con Petrarca.  Prima un'amicizia epistolare, ma successivamente si frequentano personanalmente. Grazie a lui intnsifica l'amore per i 

Prima amicizia prevalentemente epistolare ma poi si frequentano anche personalmente. Grazie a lui intensifica lo studio e l’amore per i classici (preumanesimo di Petrarca), questo gli viene trasmesso. Abbandona in questi anni l’idea di una letteratura che abbia come scopo il diletto e il divertimento rivolto a un pubblico di non letterati come vedremo essere stato il Decamerone e si dà a una letteratura più impegnata. Sceglie di prendere gli ordini minori e questa crisi spirituale si inserisce all’interno di un’altra crisi più grande, quella politica. Nel 1360 una congiura fallita perché scoperta, in cui erano coinvolti gli amici di Boccaccio mise in cattiva luce anche lui. Sicuramente lui non ne faceva parte ma poteva esserne a conoscenza. Viene allontanato da tutti gli incarichi. Dolore da un punto di vista morale e pratico. Si ritira nella casa di famiglia di Certaldo, vita appartata e dedicata allo studio. Solo nel 1365 ottiene un incarico pubblico e la sua casa diventa un centro di incontri letterari e culturali di grande spessore. L’ultima fatica che fa è il commento della Divina Commedia, legge e commenta i canti nella chiesa di Santo Stefano di Badia tra 73 e 74. Non riesce a completare questo commento integrale perché nel 75 muore.