L'essere
L'essere è tutto ciò che esiste che secondo lui è caratterizzato dal divenire, un essere diveniente, in trasformazione, che cambia nel corso del tempo ma che mantiene di tutti gli enti di cui ne fanno parte, un elemento che non cambia mai.
Tutto ciò che esiste è ordinato, strutturato nei migliori modi possibili e non poteva essere diversamente. E' stato messo in vita dal motore immobile e da quel giorno tutto è eterno, finito ma costituito da enti infiniti.
Divide l'essere in tante discipline diverse che lo affrontano da punti di vista diversi. Matematica: essere in quanto quantità, fisica: in quanto movimento, astronomia: in quanto struttura celeste, biologia: in quanto esseri viventi che cambiano e si modificano, metafisica: secondo le sue strutture più profonde.
Al contrario di P., A. crede che l'essere esista qua, non nell'iperuranio. Non esistono le copie o gli originali. Esistono esseri, sulla terra viventi e non viventi.
Raggruppa gli esseri in specie (viventi e non viventi), generi (vegetale, animale e umano) ed enti (infiniti elementi che fanno parte dell'essere totale, complessivo. Sono tutti caratterizzati da 10 categorie).
I Cristiani interpretano la sostanza come l'anima immortale, Averroè invece con la personalità. A. crede che dall'essere scaturisca il non essere e quindi l'essere può morire ma dal non essere non nascerà mai l'essere. Il non essere genera soltanto il nulla e dal nulla non può esistere la vita. Ci deve essere un essere superiore che nell'anno 0 ha messo in funzione e in vita tutto cià che esiste.
E' alla ricerca dei motivi scientifici che portano alla pioggia, all'arcobaleno, ai germogli sulle piante che fino a un mese fa non c'erano. Si domanda perchè accadono i fenomeni, perchè l'essere è strettamente intrecciato al divenire. Non si limita a dire che dalla potenza segue inesorabilmente l'atto che determinerà la nascita di altre potenze.
Gli sfugge l'importanza della matematica e soprattutto dell'aritmetica. Non capisce che i numeri siano ingredienti necessari per spiegare perchè per esempio tutte le volte in cui si mette un litro d'acqua a 100 gradi in 30 minuti l'acqua bolle. Galilei capirà che tutto è fondato sulla matematica. Ma A. non ci arriva, propone spiegazioni di tipo qualitativo. Si limita a cogliere le differenze a livello categoriale, di massa che cambia, di volume o peso che cambia.
Anche il teorema di Pitagora è una legge scientifica che usa dei concetti matematici.
Perchè non capisce l'importanza dell'aritmetica? Perchè sopravvaluta le capacità dell'intelletto, di spiegare fenomeni a livello di rielaborazione concettuale. Crede che il nostro cervello umano sia capace di capire le leggi che governano il nostro mondo, secondo lui la matematica serve solo a contare il terreno.
Quando lui osserva la pioggia che cade, si domanda perchè succeda e descrive 4 cause: causa materiale(1), causa formale(2), causa efficiente(3), causa finale(4).
Quando piove è necessario che piova, non capisce che è casuale, che potrebbe esserci come non potrebbe esserci.
(3) Quella più vicina alle nostra spiegazioni. Quella che Galilei ecc. mantengono.
(1) Composizione chimica che non spiega il fenomeno
(2) Aspetto esteriore che non serve a capire il fenomeno
(4) Secondo Galilei è una fissazione di Aristotele. C'è perchè doveva esserci? Non spiega nulla.
Dopo Aristotele dal punto di vista scientifico e matematico c'è come un vuoto per 1500 anni (anche se ci sono dei personaggi che nella matematica riescono a compiere dei passaggi successivi Cusano, Fibonacci, d'Occam ma il più importante poi sarà Galilei).