X Canto Inferno
Introduzione:
Siamo nel sesto cerchio, quello degli eretici. I canti sono spesso chiamati con il nome del personaggio principale, quindi in questo caso è il canto di Farinata degli Uberti. Fiorentino, grande personaggio politico della fazione avversa a quella di Dante.
In questo canto c'è un cammeo (nel linguaggio cinematografico si intende una partecipazione speciale di un attore non protagonista ad un film), che è l'apparizione di Cavalcante, il padre di Guido Cavalcanti. Apparirà solo per un attimo, ma in un modo particolarmente toccante.
La scena che si presenta ai nostri occhi è quella di un cerchio dell'Inferno che assomiglia ad un cimitero, quindi pieno di tombe. La particolarità sta nel fatto che siano aperte e dentro ad esse stiano le anime.
Vedremo una cosa interessante, nel senso che Dante si renderà conto soprattutto da quello che gli dice Farinata e poi Cavalcanti, che le anime conoscono il futuro ma non il presente.
Pena: stare sdraiati nelle tombe scoperchiate con un fuoco tutto intorno
Contrappasso: poiché non credettero nella vita ultraterrena, essi sono ora morti tra i morti; non possono vedere nel presente e nel passato ma vedono soltanto il futuro; come usarono in vita uno spirito ardente scorretto ora meritano di esserne eternamente tormentati.
v. 1, 2, 3 Virgilio e Dante camminano per un sentiero stretto e solitario tra le mura della città di Dite e le tombe. Il sentiero era molto stretto infatti costringe i due a camminare uno dietro all'altro, cosa insolita
v. 2 "Martiri" = tombe
v. 4 "Virtù somma" = Virgilio. Dante rivolge sempre parole di grande solennità a Virgilio / "Empi giri": ipallage
v. 5 "Volvi" = conduci / "Com'a te piace" = come vuoi
v. 5,6,7,8,9 La domanda di Dante è una domanda che ha un secondo fine e Virgilio lo capisce. Ricordiamoci che nel canto di Ciacco, Dante aveva chiesto a quest'ultimo dove fossero alcuni dei suoi amici, tra cui Farinata. Secondo Ciacco, egli si trovava nel girone degli eretici. Quindi, sapendo Dante di trovarsi proprio in quel cerchio, spera di trovare il suo amico. La domanda non è quindi fine a se stessa
v. 9 "Guardia face": anastrofe
v. 11,12 Il giorno del giudizio, quando le anime andranno alla valle di Iosafat, in Palestina, per avere l'ultimo giudizio di Dio e soprattutto si riapproprieranno dei loro corpi
v. 13 "Parte" = zona in cui si trovano
v. 14,15 Epicuro e gli epicurei che hanno sempre creduto che l'anima morisse assieme al corpo
v. 15 "Morta fanno": anastrofe
v. 18 "Al disio che tu mi taci" = il desiderio di vedere Farinata
Excursus (lol) su Epicuro:
Epicuro e le sue dottrine, lontane dalla mentalità romana, facevano paura e così egli venne osteggiato. La sua fu l'unica filosofia contro cui i romani produssero un secondo consulto che ne impedisse la diffusione. Addirittura i filosofi epicurei greci che si recavano a Roma per motivi di studio venivano cacciati.
L'Epicureismo assomigliava molto ai principi di Democrito: tutto ciò che esiste è costituito da atomi che si aggregano dando vita a delle cose. Gli atomi restano in questa collocazione fino a che non interviene un evento eccezionale che distrugge questa composizione di atomi che si sfaldano e vanno a riaggregarsi e dar vita ad altre cose.
Traendone le conclusioni: se l'anima muore con il corpo perchè si dovrebbe aver paura dell'aldilà? Non c'è nessuno che ci possa andare!
Epicuro non nega l'esistenza degli dei ma sostiene che vivano nell'iperuranio e che quindi, non interessati alle vicende degli uomini, non intervengano nelle cose umane. E da qui traiamo un'altra conclusione: Epicuro predicando la fine della paura della religio (che dobbiamo tradurre con superstizione non con religione) afferma che se gli dei non possono incidere in alcun modo nella vita degli uomini, perchè averne paura?
Secondo lui ci si deve invece preoccupare di raggiungere l'edonè, la tarassia. Per raggiungere questa somma felicità Epicuro consiglia di liberarsi da tutto ciò che può crearci dei turbamenti (come gli affari politici). Questa mentalità è molto distante da quella romana, che invece ha come uno dei suoi pilastri l'interesse per la res publica! Roma preventivamente osteggia questa filosofia che sarebbe stata secondo loro un danno
v. 20 "Cuor" = ciò che Dante desidera
v. 22,.. Non è Virgilio che parla, ma è l'anima di Farinata! La voce appare improvvisamente, aspetto che caratterizzerà questo incontro, ricco di scatti bruschi, rigidi e di grande intensità / "La città del foco" = l'inferno: perifrasi
v. 23 "Onesto" = in modo dignitoso
v. 25 "La tua loquela..." = il modo in cui parla Dante fa capire a Farinata che viene dalla patria dove nacque anche lui: Firenze
v. 33 Non sappiamo per certo in che posizione si sia messo Farinata ma presumibilmente è seduto
La figura di Farinata si delinea attraverso il colloquio con Dante. Inizialmente non capiamo bene come sia la sua figura perchè si solleva solo quel tanto che basta per vederne il busto. Successivamente grazie a piccoli dettagli delineamo una figura di Farinata monolitica, gigantesca.
Farinata non era avversario a Dante perchè era guelfo nero e non bianco, ma perchè era ghibellino, fazione di cui era a capo. Come con Dante anche lui con la sua famiglia e i suoi discendenti subirono l'esilio. Quando i ghibellini vinsero a Montaperti (1260), Farinata fu uno dei principali artefici, che si unirono ad Empoli, vicino a Firenze e fu proposto da più di una persona la distruzione di Firenze. Praticamente tutti erano d'accordo sul raderla al suolo come Cartagine, tranne uno che si oppose con tutte le sue forze: Farinata. Così riuscì a convincerli di non fare nulla e ciò fu sicuramente degno di nota.
v. 35 Persona di grande carattere e di grande nobiltà. Infatti fuoriesce dalla tomba con le parti più importanti del corpo: il cuore e la testa
v. 36 "Com'avesse l'inferno a gran dispitto" = espressione di orgoglio quasi a sfidare l'intero inferno
v. 37 "Animose e pronte" = due parole con un significato molto vicino. Sono benevole, familiari, amichevoli, pronte ad accompagnarlo in questa esperienza
v. 39 "Conte" = appropriate
v. 42 "Maggior tui" = antenati. Vuole sapere a che famiglia appartiene
v. 43 "D'ubidir disideroso": anastrofe
v. 45 Solleva le sopracciglia in un atteggiamento di sfida, quasi sdegnoso.
v. 48 "Fiate" = volte. La prima vittoria risale al 1251 e la seconda al 1260: la battaglia di Montaperti
v. 49 I guelfi tornarono una volta dopo la morte di Federico II e la seconda dopo quella del figlio Manfredi
v. 51 L'arte di saper ritornare
v. 55 "Talento"= spinto dal desiderio
v. 59 "Altezza d'ingegno" = grandezza poetica
Chiaramente Cavalcante ritiene che suo sia figlio un poeta non certo inferiore a Dante. E quindi se a Dante è stato concesso questo premio di entrare all'Inferno, perchè non c'è anche Cavalcanti? La disperazione di Cavalcante si esprime nella duplice interrogativa. Egli ha paura di sentirsi dire quello che lui immagina, che sta sospettando: che suo figlio sia morto.
v. 61 "Da me stesso non vegno" = Dante non è giunto lì grazie al suo ingegno o di sua spontanea volontà
v. 62 "Colui ch'attende là" = Virgilio
v. 63 Lo conduce colui/colei che fu rifiutato da Guido. Ma chi è? Virgilio? Averlo a disdegno sembra eccessivo. Quindi deduciamo che Cavalcanti avesse a disdegno Beatrice!! Non tanto come donna nella sua fisicità, ma in quanto allegoria della teologia, poichè Cavalcanti non credeva nell'immortalità dell'anima
v. 67 "Di sùbito drizzato" = Cavalcante, colpito dalle parole di Dante si alza in piedi
v. 69 "Dolce lume" = sole: metafora
v. 70,71,71 Dante tentenna a rispondere perchè è rimasto colpito a sua volta dalle parole di Cavalcante. Ma egli si accorge che sta indugiando a dare una risposta e quindi ricade supino nella tomba e non si rialza
v. 74 Farinata è rimasto esattamente nella posizione e con l'espressione che aveva prima, senza palesare una benchè minima emozione, come se il cammeo non si fosse mai verificato. Tutto riprende esattamente da dove si erano lasciati
v. 78 "Letto" = tomba.
v. 80 "La faccia de la donna che qui regge" = Proserpina, la moglie di Plutone: perifrasi. Essendo anche simbolo della luna la frase intende che la sua faccia la faccia non compirà 50 giri, quindi 50 mesi. Accenno all'esilio di Dante!! I tempi non sono precisissimi ma la profezia ha senso
Dopo che Dante subì l'esilio e dopo di che ci fu una serie di tentativi di ritornare in città da parte dei guelfi bianchi. Si combatterono tante guerre fino a che Dante capisce che non era quello il sistema per poter tornare in città. Così cerca un posto dove lo ospitino e aspetta a tornare a Firenze fino a che il piccolo esercito di guelfi bianchi non si sia organizzato bene.
v. 82 Per tutti i dannati è "dolce"
v. 83,84 Perchè i fiorentini ce l'hanno tanto contro gli Uberti e lo dimostrano in ogni legge che fanno?
v. 85 "Strazio e 'l grande scempio": endiadi
v. 86 "Arbia" = fiumiciattolo
v. 88 "Il capo mosso": anastrofe
v. 89,90,91,92,93 Non fu l'unico a combattere, ma fu l'unico che difese Firenze a viso aperto, nel raduno di Empoli
v. 94 "Semenza" = discendenza
v. 95 "Nodo" = dubbio
v. 97,98,99 Dante capisce che vedono il futuro ma non conoscono il presente
v.100,101,102,103,104,105 Vedono come i presbiti: vedono le cose che sono lontane, ma non quelle vicine. Man mano che passa il futuro diventa presente, le loro conoscenze si spengono. Solo questo gli è concesso da Dio. Quando sono nel presente il loro intelletto diventa completamente inutile. E solo se altri arrivano a raccontarglielo, possono essere aggiornati di quello che sta succedendo nel presente
v. 102 "Sommo duce" = Dio: metafora
v. 110 Sta parlando di Cavalcanti. Dante si sente in colpa
v. 116 "Spirto" = Farinata
v. 120 Il cardinale è Ottaviano degli Ubaldini, zio dell'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini (che troveremo nel canto XXXIII, come traditore della patria, con la sua testa tra le mani del conte Ugolino che la morde)
v. 121 "S'ascose" = si ributta nella tomba, si nasconde
v. 130,131,132 Quando si troverà davanti a Beatrice, da lei saprà il suo futuro (in realtà ciò non è vero perchè l'esilio sarà rivelato in modo chiaro nel XVII canto del paradiso quando sarà in compagnia di Beatrice, ma non sarà lei a dirglielo, bensì sarà Cacciaguida