Canto III Paradiso

30.11.2016 16:37

Dante incontra le prime anime del Paradiso nel terzo canto, nel cielo della Luna, ovvero il cielo dell'incostanza. Sono le uniche anime che riuscirà a vedere in qualche modo, in modo sfuocato, dai contorni evanescenti, perché la caratteristica del Paradiso è la luce, che illumina oltremodo tutte le anime. Questa luce aumenterà man mano che si avvicina a Dio. Vedrà non tanto delle figure ma delle luci sempre più intense man mano che progredirà di cielo in cielo.

 

v. 1 "Quel sol che pria d'amor..." = Beatrice, perifrasi / "Pria" = fin da bambino. Ricordate nella Vita Nova, la vede per la prima volta a 9 anni, poi 9 anni dopo. L'amore per Beatrice è ciò che permette a Dante di superare lo stilnovismo. Lui nasce stilnovista, che era la poesia del suo tempo, le amicizie che frequenta sono quelle (Guido io vorrei che tu Lapo ed io). Poi lo supera e la Vita Nova segna proprio questo superamento.

v. 2 "Bella verità" = chiaramente si riferisce ad un fatto che Dante racconta nel canto precedente. Dante chiede spiegazione a Beatrice delle macchie lunari e lei gli dà una motivazione.

v. 3 "Provando e riprovando" = metodo di indagine aristotelico. Prima si confuta l'errore della discussione e poi si propongono le prove a sostegno della propria ragione.

v. 4 "Per confessar" = Dante si è corretto nell'errore e ha capito la spiegazione di Beatrice.

Adesso per descrivere le anime che sono evanescenti, Dante fa una similitudine con qualcosa di comune e terreno. Quindi ci dice che ai suoi occhi queste anime si mostrano come si può mostrare qualcosa che vediamo attraverso un vetro o attraverso dell'acqua non particolarmente profonda.

Quindi le immagini ci appaiono riflesse in qualche modo, non hanno la definizione di una figura umana vera.

v. 13 "Postille" = immagini rispecchiate

v. 14 "Debili sì, che perla..." = deboli almeno quanto è debole l'immagine di una perla sulla fronte. Era una moda tipicamente medievale quella di portare delle collanine in testa con una perla che ciondola sulla fronte. Era un segno di bellezza se il colore della pelle e quello della perla si confondevano tra di loro. E' per questo che Dante fa questo esempio: se tu vedi una donna in lontananza e non distingui la perla con la sua pelle, è una donna bella. Un'immagine vista attraverso un vetro o acqua o come una perla sulla fronte, è simile a quella che si presenta a Dante.

v. 16 "Pronte" = a parlare con Dante

v. 18 "'l fonte" = l'acqua su cui si specchiava

Qui l'esempio è famosissimo, quello di Narciso, che specchiandosi nell'acqua di un fiume, immagina che ciò che vede riflesso sia reale. Si butta per potersi avvicinare e cade nell'acqua.

Dante fa il contrario, lui vede anime vere, ma pensa che siano riflesse. Quindi fa il contrario di quello che fa Narciso.

v. 21 "Li occhi torsi" = se sono immagini riflesse vuol dire che la cosa vera sta dietro e Dante si gira

v. 23 "Dolce guida" = Beatrice

v. 24 "Sorridendo" = Beatrice sorride a tutti gli atteggiamenti umani di Dante

v. 26 "Coto" = pensiero

v. 27 "Poi sopra 'l vero ancor..." = il piede di Dante non poggia ancora con sicurezza sulla verità.

v. 28 "Te rivolve" = ti fa guardare indietro / "A voto" = a vuoto / "Come suole" = come suol fare chi ha delle idee errate

v. 30 "Manco di voto" = queste anime sono qui per non aver compiuto del tutto il voto che avevano fatto. Quello che dice qui e quello che dirà più avanti nel Canto ci indurrebbe a pensare che queste anime abbiano sede nel cielo della Luna. Nella finzione letteraria Dante immagine che le anime siano lì perché lo vuole Dio, che abbandonino l'Empireo e a piccoli gruppi vadano incontro a Dante.

v. 31 "Però" = perciò

v. 32 "Verace luce" = verità di Dio, che rende felici e beati

v. 37 "O ben creato spirito" = nell'Inferno, Dante almeno un paio di volte si è rivolto ai dannati chiamandoli "mal nati". E' vero che esiste il libero arbitrio, ma è vero anche che esiste una sorta di predestinazione. Ci sono anime destinate, nonostante la possibilità dell'uomo di scegliere, a fare del bene o a fare del male.

"Mal nati" = indole di scegliere la strada sbagliata. "Ben creati" = predestinati a scegliere il bene.

v. 38 "Non gustata, non s'intende mai" = se non conosciuta non si può capire

v. 41 "Del nome tuo e..." = vuole sapere il nome dell'anima e la sua condizione

v. 43 "La nostra carità non serra..." = dice che la nostra carità è uguale a quella di Dio che vuole che siano simili a sè tutte le anime, desiderando ciò che lui desidera. E se Dio è misericordioso, lo sono anche le anime.

v. 46 "Vergine sorella" = era una suora

v. 47 "Riguarda" = dentro di sè

Chiariamo 3 cose:

  • Dante non riconosce Piccarda perché è più bella adesso. La luce della grazia divina e la beatitudine rendono più belle le anime, più belle di come erano realmente sulla terra. Questo finché Dante potrà vedere qualcosa delle anime, poi vedrà solo luce.

  • Queste anime stanno nella sfera più lenta (= tarda). I 9 cieli sono concentrici e la loro velocità aumenta man mano che si va verso l'esterno, sempre più vicini a Dio. Essendo il cielo quello più lontano da Dio è il più lento.

  • Sorella di Corso e Forese Donati. Corso Donati era il capo dei guelfi neri, avversari dei guelfi neri di Dante. Dante aveva buoni rapporti con la famiglia Donati, era amico di Forese (ora nel Purgatorio) con cui aveva intrapreso la tenzone ed era imparentato con Gemma Donati. Corso invece sta ovviamente giù all'Inferno: volendo fare un'alleanza politica con Rossellino della Tosa, fa rapire la sorella che era entrata in convento, la costringe a sposare Rossellino senza tentare di convincerla o farle dismettere i voti. Piccarda si ammala per il dolore e poi muore.

v. 54 "Letizian" = gioiscono / "Ordine" = di Dio

v. 55 "Giù cotanto" = può sembrare tanto bassa

v. 56 "Negletti" = trascurati

v. 57 "E voti in alcun canto..." = e in qualche parte manchevoli

v. 60 "Da' primi concetti" = vi trasformano, rispetto a quando eravate vivi sulla terra

v. 61 "Festino" = veloce nel riconoscerla

v. 63 "Latino" = facile

v. 64 "Ma dimmi..." = domanda infantile, ma umana di Dante

v. 69 "Primo foco" = potrebbe essere il primo amore. Dante fa esempi che l'uomo può cogliere perché normali. La gioia che lui vede nel volto di Piccarda e le altre anime, gli ricorda la gioia sincera dei ragazzi quando sono innamorati e quando sono di fronte al loro primo amore. Lettura possibile. Certo si potrebbe pensare che il primo amore per quelle anime sia Dio. Potrebbero essere entrambe le cose.

v. 70 "Quieta" = appaga

v. 72 "Non ci asseta" = non ci fa desiderare nient'altro

v. 73 "Più superne" = posto più alto di questo

v. 76 "Cerne" = chi ci ha stabilito qui, Dio

v. 79 "E' formale" = necessario

v. 81 "Per" = cosicchè

v. 82 "Di soglia in soglia" = come noi ci troviamo di cielo in cielo

v. 85 "Pace" = appagamento

v. 88 "Ogne dove" = il Paradiso è qualunque luogo del cielo

v. 89 "Etsi" = anche se

v. 90 "D'un modo non vi piove" = la grazia di Dio non è distribuita allo stesso modo in tutte le parti del cielo. E' percepibile il senso dei gradi di beatitudine a Dante, ma non alle anime. Perché se volessero qualcosa di diverso da ciò che hanno, vorrebbe dire che non sono in conformità con la volontà di Dio.

v. 92 "Ancor la gola" = desiderio di un altro cibo

v. 95 "Da lei qual fu" = attraverso questa metafora della tela non ultimata, chiede quale fu il motivo per cui il suo voto non fu portato a compimento. Perché proprio la tela? Firenze tra le tante attività che aveva, una delle più redditizie, famose e antiche era proprio quella del commercio della stoffa, dei tessuti.

v. 97 "Alto" = ben maggiore del suo / Inciela = ha collocato in un cielo più alto di questo una donna.

v. 99 "Vostro mondo" = mondo dei vivi

In un cielo più alto c'è una donna che ha fondato un ordine di suore, in cui ci si mette l'abito e il velo.

v. 100 "Vegghi e dorma" = ci stia giorno e notte

v. 101 "Sposo" = Gesù Cristo

Questa donna formò l'ordine sacerdotale Santa Chiara ad Assisi. S. Francesco fonda l'ordine dei francescani. Inizialmente sono solo una dozzina di ragazzi che lo avevano seguito, poi il numero si infittisce sempre di più e cominciano ad arrivare anche ragazze.

Santa Chiara forma l'ordine delle Clarisse, versione femminile dei Francescani.

v. 104 "Fuggi'mi" = si dice di chi decide di abbandonare la vita mondana per quella religiosa, di uscire dal mondo, morire ma iniziare una vita completamente diversa, che si regola su altri ritmi e su altri sistemi.

v. 106 "Uomini poi..." = questi soli due versi ricordano il fatto increscioso e terribile avvenuto a Piccarda. Non dice altro sulla sua vicissitudine. Primo perché il fatto era conosciutissimo, poi non sarebbe consono nel Paradiso raccontare cose così terribili con dovizia di particolari.

In Paradiso non c'è più posto per il dolore e la sofferenza, si è solo felici e beati. Quel ricordo provoca solamente una leggera malinconia e tristezza. Ma più che per se stessa, è malinconica per gli uomini che l'hanno causato.

v. 106 "A mal più ch'a ben usi" = più avvezzi a fare del male che del bene (teoria della predestinazione al male).

v. 109 "E quest'altro splendor che..." = ci indica un'altra anima che ha vissuto la sua stessa vicenda.

Le fu tolto il velo monacale. Nonostante fosse stata portata via con la violenza e contro la sua volontà dal chiostro, contro ogni costume civile e morale, in cuor suo non sciolse mai i voti. E' l'anima di Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero d'Altavilla, ultimo discendente normanno in Sicilia. Con lei finisce la dominazione Normanna perché Ruggero non ebbe mai figli maschi.

Costanza sposa il figlio di Federico Barbarossa, Enrico VI. Dall'unione dei due nasce Federico II.

Enrico VI è il secondo vento di Soave, di Svevia, perché il primo è Federico Barbarossa.

Il terzo è Federico II.

Qui Dante ci dice una cosa che in realtà non è vera. Accosta alla vera vicenda di Piccarda, una leggenda che era stata diffusa dai nemici politici su Costanza d'Altavilla.

La storia vera ci dice che Costanza d'Altavilla si sposa non giovane, a 31 anni. Si sposa con Enrico VI e da cui nasce Federico II. Rimane vedova presto con un bambino piccolo, quindi tiene lei la reggenza dello stato. Con grande acume politico sceglie come tutore del bambino il Papa. L'unione dei possedimenti di casa Svevia a Nord più quelli degli Altavilla in meridione avevano reso Costanza padrona di tutta l'Italia tranne lo stato pontificio, che stava in mezzo. Per il resto, da nord a sud erano suoi possedimenti. E' per questo che sceglie il Papa. La storia ci dice che i rapporti tra Federico II e Vincenzo III non fossero sempre poi così belli. Anzi Vincenzo III addirittura minacciò Federico di scomunica.

Ma la cosa che interessa qui, non è la verità storica, ma la leggenda che gli avversari politici misero in giro. Cioè la voce che Costanza si fosse fatta suora e che fosse stata tirata fuori con forza dal convento per costringerla a sposarsi a 52 anni con Enrico VI. Da questo matrimonio sarebbe nato Federico II. Perché inventarsi una cosa così? Perché un sovrano nato da una madre vecchia, quindi non potrebbe più fare figli, che è anche suora non può che essere l'Anticristo, una persona da abbattere.

v. 126 "Segno" = oggetto

v. 128 "Ma quella folgorò..." = lo sguardo di Beatrice folgora Dante e gli fece dimenticare quello che le voleva chiedere