Canto VI Purgatorio
CANTO VI PURGATORIO
Il sesto canto, come in ogni cantica (inferno, paradiso e purgatorio) è il canto politico. Nell’inferno parlava di Firenze, qui dell’Italia e in paradiso parlerà dell’impero.
Qui siamo nel secondo balzo tra i morti per violenza. Il protagonista del canto è Sordello, un autore della poesia trobadorica.
Il canto si apre con una similitudine tra Dante che è attorniato dalle anime e un vincitore di una partita a dadi che si libera dalla “folla” lasciando loro una mancia, allo stesso modo Dante si libera dalle anime che lo circondano promettendo di pregare per loro, sappiamo infatti che con le preghiere dei viventi una anima poteva abbreviare la sua permanenza nel purgatorio.
V1 “zara” è una parola di origine araba dalla quale proviene l’odierno “azzardo” (gioco di azzardo).
V13-24 Dante riconosce gran parte delle anime morte per violenza e lì presenti, molte infatti erano suoi contemporanei.
V29 “luce mia” è una delle tante espressioni con le quali Dante si rivolge a Virgilio.
V28-33 Dante si riferisce al canto V dell’Eneide quando Palinuro chiede alla Sibilla la sepoltura del suo corpo affinché abbia una vita serena nell’aldilà. La Sibilla però non accettò la richiesta dicendo che il decreto degli Dei non prevede che un corpo insepolto possa oltrepassare l’Acheronte accedendo nell’Ade.
V34 “piana” significa “chiara”, “comprensibile”
Alla domanda di Dante Virgilio replica dicendo che siccome la religione pagana è scissa da Dio, nell’Eneide le preghiere dei defunti sono vane e incapaci di cambiare dunque il volere divino.
V49-51 in questi versi si evidenzia l’umanità di Dante che al solo sentir nominare il nome di Beatrice non sente più la fatica della salita e vuole scalare velocemente la montagna per raggiungere la cima il più presto possibile. Questo episodio ha un forte significato metaforico infatti il raggiungere velocemente la cima della montagna vuol dire raggiungere velocemente la verità e la salvezza dell’anima-->raggiungere Beatrice segna l’inizio dell’ultima fase del percorso di purificazione nell’aldilà.
V56 è una perifrasi per indicare il sole.
In totale la salita alla montagna del purgatorio durerà 2 giorni.
V61-63 in questa terzina Dante interrompe la narrazione con una esclamazione (rima yo), è lui che parla con una voce “fuoricampo”--> vuole evidenziare l’abbraccio che avverrà in seguito tra Virgilio e Sordello.
V61 “lombarda” al tempo di Dante indicava tutti coloro che abitavano nell’Italia settentrionale (in Italia insomma ahahaha).
V62-63 evidente è il contrasto tra posizione fisica e quella degli occhi.
V64-66 l’anima (Sordello) non parlava e stava seduto in posa come un leone quando riposa (rima n2 yo).
V75 i due non si conoscono, ma a Sordello basta sapere che Virgilio proviene dalla sua stessa terra per abbracciarlo e sentirlo come un fratello--> cosa strana considerando la critica situazione politica (rima n3 yo) e lo scontro tra comuni vigente in Italia quel periodo. Con questo episodio perdiamo nuovamente, e in modo ancora più marcato rispetto alle vicende dell’inferno, la percezione che Virgilio sia una anima e dunque la sua effettiva incorporeità.
Dante ambienta il canto politico sull’Italia con Sordello poiché quest’ultimo era solito comporre delle vere e proprie invettive contro i potenti.
V76 inizia l’invettiva contro l’Italia. “Serva” poiché a quel tempo era priva di una guida politica, anche se sulla carta era possedimento del re di Germania.
V88 inizia una metafora tra l’Italia e un cavallo. Dante chiede, con un forte tono ironico che caratterizza tutta l’invettiva, cosa serva avere un codice di leggi (quello istituito da Giustiniano) se nessuno le fa rispettare.
V91 la gente devota di cui parla Dante sono sia gli uomini di chiesa (devoti a Dio) che coloro devoti all’imperatore-->in Italia non funziona solo l’apparato religioso ma nemmeno quello civile.
Nessuno è attualmente capace di cavalcare l’Italia (il cavallo) ma c’è chi crede sia possibile guidarla portandola per le briglie.
V101 “novo e aperto” è una endiadi.
V105 l’Italia rispetto alla estensione dell’impero tedesco e per posizione geografica era considerata il giardino dell’impero tedesco del tempo.
V106-108 Dante fa un elenco di alcune famiglie che storicamente hanno dato vita a violente e sanguinose faide famigliari. Queste famiglie elencate provengono dal nord e dal sud Italia-->evidenzia come la guerra e le lotte sanguinose caratterizzano tutta l’Italia.
V111 Dante propone il quartiere di Santa Fiora come emblema del decadimento delle famiglie feudali a causa del loro invano combattersi a vicenda. Questo quartiere aveva in passato dato origine a violente lotte con Siena.
V112 “Roma” è una personificazione.
V118 con l’espressione “Sommo Giove” Dante non ha alcun intento blasfemo, si rivolge infatti a Gesù Cristo.
V125 non è necessario capire e identificare a quale Marcello si riferisca Dante, qui dice semplicemente che in questo stato di “anarchia” politica e sociale che caratterizza l’Italia chiunque può diventare un grande personaggio politico (un Marcello) mettendosi a capo di una fazione di cittadini.
V127-128 con questo vocativo, l’invettiva contro l’Italia raggiunge il massimo picco di ironia.
V135 “mi sobbarco” con una forte accezione ironica, indica il fatto che a Firenze gli abitanti ricoprivano le cariche pubbliche (che ricordiamo non prevedevano uno stipendio) in modo superficiale e con scarso impegno.
V143-144 evidenzia come le leggi promulgate dall’Italia abbiano vita breve e nessuno le rispetti.