Le cornici di Ghiberti e Brunelleschi

08.03.2015 18:13

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La giuria deve decidere quale delle due formelle è migliore. Al primo colpo d'occhio ci accorgiamo che la formella del Brunelleschi (B.) non segue una delle regole precisate nel concorso, infatti due delle sue figure (i servi) non sono interamente comprese nella losanga lobata. A questo punto la sua formella dovrebbe essere esclusa ma la giuria decide di considerarla al pari di quella di Ghiberti (G.). Così si pesano entrambe e quella del Brunelleschi è più pesante. Tra le regole del concorso si diceva che in caso di parità avrebbe vinto la formella più leggera. Il B. anzichè ringraziare la giuria che non ha decretato subito l'esclusione della sua formella, se la prende perchè è stato considerato al pari di G.

Differenze tra le due formelle:

La prima grande diversità riguarda la composizione.

Secondo il bando tutti gli elementi significativi del testo biblico devono essere presenti nella formella: due servi, asina, Abramo, Isacco, angelo, caprone, montagna. Nella montagna poi bisogna far capire che c'è una parte alta e una bassa. I servi infatti si fermano ai piedi del monte, zona profana e salgono nella zona sacra solo Abramo e Isacco.

Il G. struttura la composizione con un elemento: una S rovesciata che rappresenta la montagna. In modo assolutamente convenzionale e molto compattato divide sacro e non sacro senza creare una grande differenza. 

Il B. invece separa molto più nettamente la zona bassa da quella alta. Quella bassa veramente in basso e quella in alto veramente in alto. Sembra che il B. si ponga di fronte ad Abramo e Isacco e li rappresenti frontalmente, mentre si ponga un po' più in alto rispetto ai servi e li rappresenti dall'alto. Si pone quindi come osservatore al livello di Abramo e Isacco. 

Dal punto di vista della composizione tutte le figure nel G. sono più o meno definite all'interno di un quadrato, quindi in una struttura elementare. La struttura del B. invece è incredibilmente complessa dal punto di vista geometrico. La questione fondamentale parte nella zona alta dove troviamo un foro. La formella non doveva essere appesa alla parete, ma integrata in una porta, quindi a cosa serve? Ha senso nella misura in cui sia un punto di riferimento di una struttura geometrica. Tracciamo una linea verticale dal foro verso il basso. Essa attraversa la gamba dell'asina, lo spigolo dell'altare, l'anca di Isacco, la mano di Abramo e la mano dell'angelo. Tracciamo ora un triangolo equilatero con il vertice nel foro. Gli altri due vertici si trovano sui piedi dei servi. Una diagonale attraversa la gamba e una parte del collo del caprone, il ginocchio, la spalla e la testa di Isacco. L'altra attraversa il corpo di A. Tutti i dettagli su queste linee quindi non sono casuali! Il punto opposto del foro è lo zoccolo dell'asina. Proviamo a fare il triangolo opposto. Facendo così le linee definiscono l'altra gamba del caprone e dall'altra parte lo spuntone della roccia. L'orizzontale attraversa la testa dell'angelo e la testa di Abramo. B. ha escogitato un modo di usare bene questo spazio. Partendo dalle rientranze della losanga e tracciando delle linee orizzontali troviamo dettagli importanti. Se noi cercassimo anche il centro di ciasuno degli archi, ci accorgeremmo che ci sono dei dettagli anche lì. B. ha quindi creato un reticolo geometrico all'interno della formella e poi partendo dai punti ha strutturato la composizione.

Unìaltra grande differenza tra le due formelle sta nell'interpretazione del testo biblico. Esso dice che Isacco a un certo punto si accorge che il padre ha intenzione di sacrificare proprio lui. Non dice nulla a proposito della reazione di Isacco e quindi i due artisti interpretano diversamente.

Secondo G., Isacco è un bravo ragazzo, obbediente che sottosta all'autorità del padre. Capisce che il padre di suo non vorrebbe ucciderlo, ma perchè c'è una legge che glielo impone. Allora lui collabora: mostra il corpo pronto per essere sacrificato e guarda il padre negli occhi. Il suo corpo (ha 7/8 anni) è atletico, come quello di un eroe. Il padre lo guarda e non deve trattenerlo per far sì che non scappi e non tiene neanche il coltello vicino per minacciarlo. L'angelo, di fronte a questa situazione, può intervenire da lontano perchè ha tutto il tempo di farlo. Nella storia, Dio poi ferma Abramo e gli dà il caprone, da sacrificare al posto di Isacco. Tutto è quindi molto dilatato nel tempo.

Diversa è l'interpretazione del B.. Il corpo di Isacco qui cerca di alzarsi appena si accorge di quello che sta succedendo. Ha paura e sta per scappare, ma il padre lo blocca. I due oltretutto non si guardano e il padre è costretto a tenergli il coltello vicino al collo. L'angelo davanti a questa situazione deve bloccare fisicamente la mano di A.. I tempi sono più rapidi e il dramma è forte. E' una situazione angosciante che non c'era invece nella formella del G. dove tutto era più sospeso.

Alla giuria piace così tanto la formella del B. che fanno finta di non guardare i servi fuori dalla cornice e il peso,e la tengono buona.

B. però se ne va offeso da Firenze e ritorna dopo un po' di anni (1407/8) non più come scultore, ma come pittore. Realizzò a Firenze due tavolette dipinte a tempera su legno che sono poi andate disperse. Hanno una particolarità: sono bucate al centro. Davanti il foro è piccolissimo mentre dietro è più grosso (foro conico). E' il foro su cui bisogna appoggiare l'occhio. Sono due architetture fiorentine, il battistero e il palazzo Vecchio. Sono state descritte, per questo ne possiamo parlare. . . Per poter vedere il battistero attraverso il foro ho bisogno di uno specchio davanti. . Questo spiega una stranezza tdelle tavole. Per esempio quella del battistero, gli edifici a destra sono a sinistra e viceversa. Giusto!! Allo specchio si ribalta!! Questa cosa era fatta in modo da far risultare, attraverso una prova pratica, come il modo di rappresentare queste architetture (modo prospettico) fosse esattamente equivalente alla visione umana. Brunelleschi vuole complicare ancora di più. Il cono visivo l'aveva pensato molto più grande rispetto alla dimensione dello specchio. Così non vedo solo l'immagine che si rispecchia ma qualcosa della realtà che c'è intorno. I palazzi intorno, dipinti da B. continuano nell'immagine reale dei palazzi. C'è un punto preciso ovviamente da cui bisogna vedere questi quadri. All'ingresso del battistero c'è un segno dove stare in piedi. Non si limita a questo!!! E se l'immagine si muovesse?? B. non dipinge il cielo, lo fa leggermente scavare in modo che non venga allo stesso livello ma con una leggera inclinazione. Sul cielo fa mettere uno strato di argento lucidatissimo, come le stagnole, che fa da specchio. Vedo il battistero dipinto che continua nella realtà ma il cielo si specchia nello specchio che si specchia nella superficie specchiante che si specchia nelle nuvole. Vedo le nuvole che si muovono!!! pag. 520

E' una prospettiva monooculare! Siamo obbligati a guardare con un occhio solo. Questa cosa suscita grandissimo interesse ma nessuno chiede a B. la realizzazione di un dipinto. E' una cosa così sconvolgente che non gli arrivano commissioni e se ne va via da Firenze, seccato da questi fiorentini che credono di capire le cose, ma alla fine non capiscono un cazzo. Se ne va e ritorna intorno al 1415/16, dopo una 8/9 anni, si era perso le sue tracce. Cambia aspetto, non più scultore, orafo o pittore ma architetto. Dichiara di esserlo ma nessuno ha mai visto niente progettato da lui. Arriva in un momento in cui c'è un grande problema. Quello della cupola del duomo di Firenze.