Intro Purgatorio
PURGATORIO
Il Purgatorio è un'invenzione della Chiesa. La Chiesa istituisce il Purgatorio ufficialmente nel 1274, periodo contemporaneo a Dante.
Perchè si crea il Purgatorio?
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Motivazione religiosa: non sei stato così cattivo da mandarti all'Inferno però tutto sommato non sei stato neanche così bravo da finire subito in Paradiso
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Motivazione economica: lucrare sulle preghiere dei fedeli
Dante da buon cristiano ci crede, lo accetta e lo inserisce nella sua opera.
Ricordiamo il percorso. Dante a Gerusalemme trova la porta dell'Inferno, vi entra e scende in senso perpendicolare alla superficie. Arrivato in fondo attraverso i peli di Satana scende sempre in modo perpendicolare e sbuca dall'altra parte su questa montagna che sappiamo essere il Purgatorio, nell'emisfero opposto.
C'è una numerologia da rispettare in Dante. Come l'Inferno aveva 9 cerchi, il Purgatorio ha 7 falde, che Dante chiama cornici, a cui vanno aggiunte l'Antipurgatorio (la spiaggia, ancora all'interno dell'atmosfera terrestre) e il Paradiso Terrestre, l'Eden, sulla cima (che in realtà è una piana) del Purgatorio. La somma è quindi ancora 9.
Un giorno in seguito al giudizio universale il Purgatorio sparirà. Da quel giorno in poi ci sarà solo l'eternità e ognuno saprà la sua sorte eterna: o tutti dannati per sempre o tutti beati per sempre. Quelli del Purgatorio possono essere mandati solo su, al Paradiso. Esso infatti è garanzia di beatitudine. Chi è lì sa che prima o poi andrà in Paradiso. Ciò che differenzia i peccatori del Purgatorio è quanto dovranno restare lì, in base all'intensità del peccato.
All'ingresso le anime ricevono l'incisione di 7 P (7 peccati capitali, uno per ciascuna cornice). Man mano che passa il tempo e le anime espiano la loro colpa, l'angelo custode di ciascuna cornice gli cancella una P. Anche Dante deve seguire questo procedimento.
Sorge spontanea la domanda: ma le anime devono passare attraverso tutte le cornici? Sì, infatti l'uomo pecca per natura. Non è pensabile che le anime non abbiano mai neanche una volta commesso i 7 peccati capitali. Però le anime che Dante ci presenterà evidentemente si sono contraddistinte per un tipo di peccato.
Dante una volta giunto nell'Eden, prima di ascendere nel Paradiso Celeste deve fare due bagni. Uno nel Lete, uno nell'Eunoè, due fiumi che scorrono nel Paradiso Terrestre. Il Lete elimina ogni ricordo rimasto nella memoria di azioni cattive e malvagie. L'Eunoè invece (eu=ben, nous=mente) ravviva il ricordo delle buone azioni.
Le 7 cornici possono essere divise in 3 zone.
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Le prime 3 cornici. Dove espiano le colpe coloro che hanno amato il male del prossimo. Superbi, invidiosi e iracondi
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La quarta cornice. Dove espiano le colpe coloro che hanno avuto un amore per Dio ma non abbastanza intenso. Accidiosi
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Le ultime 3 cornici. Dove espiano le colpe coloro che hanno avuto più attenzione dei beni materiali e terreni di quelli spirituali. Avari e prodighi, golosi e lussuriosi
Il custode del Purgatorio è Catone Uticense, che dopo il giorno del giudizio andrà in paradiso. Catone è colui che dopo la battaglia di Farsalo si è suicidato. Catone si era infatti schierato con Pompeo, non perchè pensava fosse meglio di Cesare, ma perchè pensava che tra i due, fosse il male minore. Catone aveva capito che chiunque fosse stato il vincitore tra quei due di libertà non se ne parlava più. Però pensava che Pompeo potesse rappresentare un pericolo assolutistico meno grave di Cesare.
Dante avrebbe dovuto inserirlo nel Limbo, quindi all'Inferno, ma esso è simbolo della libertà. Non conta che non sia stato cristiano. Rappresenta la libertà assoluta di fronte alla quale non ci sono compromessi.
Inoltre, lo stoicismo, di cui faceva parte Catone non accettava il suicidio. Esso predicava infatti il dominio delle passioni che non può sfociare in un atto di assoluta disperazione (il suicidio) che significa l'incapacità di governare le proprie emozioni. Permetteva il suicidio in un unico caso, quello in cui ci si suicidasse per la libertà. Solo quando il pericolo di privazione della libertà metteva il saggio in condizione di non poter più dominare le sue emozioni. Solo in quel caso lo stoicismo ammetteva che il saggio potesse ricorrere a questo gesto estremo.