Introduzione Decameron

26.03.2015 18:05

Decameron. Deca = dieci, mera = giorno. Novelle raccontate in 10 giorni. Le novelle al giorno sono 10 perché sono raccontate da 10 giovani. Sono 100 novelle in 10 giorni. I giorni in realtà sono 14/15. Fu scritto tra il 48 e 53. 48 anno della peste. La peste è il motivo che dà il via all’opera. Ci racconta di quell’allegra brigata (7 fanciulle e 3 fanciulli) di elevata condizione sociale che per sfuggire al contagio a Firenze decidono di rifugiarsi nella villa di campagna di uno di questi giovani e aspettare che passi la fase acuta. Qui i 10 ragazzi passano il tempo tra banchetti, canti, balli, giochi. E poi decidono per occupare il tempo di raccontare ogni giorno una novella ciascuno seguendo delle regole. Ogni giorno veniva eletto un re o una regina che sceglieva l’argomento della giornata, tranne il primo giorno quindi l’argomento è libero. E la nona è argomento libero per volere del re del giorno. Nell’introduzione alla prima giornata B. ci descrive la vita gioiosa di questi ragazzi sottolineando (è insolita questa promiscuità! Gruppo di ragazzi maschi e femmine!! Non era tipico dell’epoca) che succede per la peste. Volevano scappare dal contagio ma anche dalla dissoluzione totale da un punto di vista morale, degli usi dei costumi a Firenze. Quando c’è un’epidemia la dissoluzione è totale. La paura ti porta a pensare solo a te stesso. Sovvertiti tutti gli ordini sociali e civili. B. ci dice che questi ragazzi hanno passato questi giorni senza commettere mai atti sbagliati. Questi ragazzi rappresentano il mantenimento dell’ordine sociale e civile che a F. si era disgregato. Avevano una vita decorosa e corretta lì in campagna. Ogni giorno c’è un’introduzione alla giornata. Dopo di chè ci sono le novelle con i commenti per ciascuna. Dopo c’è la conclusione della giornata, di solito una ballata recitata dai ragazzi.

I ragazzi non hanno una psicologia o dei caratteri ben definiti. Non per incapacità di B. ma per sua scelta. Devono rappresentare la società sana della Firenze senza peste. Lo vediamo dai nomi sono presi o da opere precedenti (Fiammetta, Panfilo, Filostrato…) oppure sono personaggi letterari (Lauretta…), altri dalla mitologia antica (Elissa= è il nome Fenicio di Didone). Non sono nomi consueti per il tempo e quindi non hanno uno spessore molto forte. Il titolo ci dà due indicazioni: ci conferma il gusto per la lingua greca che B. aveva sempre avuto e che aveva già dimostrato in opere precedenti, dall’altro ci dice che B. lo ha ricavato rimodellando il titolo di un’opera di Sant’Ambrogio (Hexameron, parlava della creazione di Dio in 6 giorni).

Gli argomenti:

1.       Libero

2.       Storie che si riferiscono a persone che si trovano a subire delle situazioni negative ma riescono a risolverle, quindi lieto fine

3.       Cose desiderate e ottenute grazie all’industria o cose perse grazie all’industria possono essere recuperate. Industria = capacità di attivare con l’intelligenza delle soluzioni efficaci

4.       Amori con fine tragico e infelice

5.       Accadimenti felici che avvengono ad alcuni amanti

6.       Motti leggiadri e pronti. Battute di grande effetto

7.       Beffe che le donne fanno ai loro mariti

8.       Beffe fatte indifferentemente da uomini o da donne

9.       Libero

10.   Amore

Decameron si apre con un proemio, importantissimo perché B. giustifica la sua opera e ci dice chi è il destinatario. Giustifica la sua opera perché vuole giovare con questo libro a coloro che sono afflitti da pene d’amore, procurandogli del temporaneo piacere con dei racconti piacevoli che offrano anche dei consigli. Il pubblico privilegiato sono le donne, perché al contrario degli uomini non hanno la possibilità di avere dei diversivi che permettano a loro di sopportare le sofferenze d’amore e superarle. Ammenda al peccato di fortuna. Cit. Per trovare un sollievo dalle pene d’amore gli uomini hanno tante possibilità per distrarre la loro mente (caccia, osteria…). Le donne no! Meno libere, devono stare in casa, fare lavori domestici. La loro mente difficilmente trovava rimedio al mal d’amore. B. offre a loro queste storie per trovare un momento di sollievo, giovamento e magari dei consigli per sopportare meglio la loro situazione. In questa ammenda c’è il tema fondamentale del D.: capacità dell’uomo a superare le difficoltà grazie all’industria, opponendosi alla sorte. Altro elemento che carpiamo dal proemio è che il tema fondamentale del D. è l’amore. Anche descritto in modo licenzioso. Molta della fortuna del D. è legata proprio alle novelle licenziose. Tutta una cinematografia che ci gira in torno. Non sono quelle che determinano la grandezza letteraria di B.. Ma la sua visione è assolutamente umana. B. crede che sia una forza della natura a cui è impossibile opporsi e si manifesta con un ventaglio di modalità variegato: sublime, tragico, felice, disgraziato, passionale, carnale, licenzioso… Boccaccio non vuole nascondere.

Quella di B è una letteratura laica e mondana. B. è profondamente religioso, ma tratta Dio in un modo diverso rispetto a D e P. Ritiene che la letteratura possa essere svincolata da una totale dipendenza da dogmi di natura morale, etica e religiosa.

La narrazione inizia con una descrizione della peste. Si rifà a dei precedenti letterari, Paolo Diacono e Lucrezio. B. poi vorrà distruggere il Decameron, sarà P e dissuaderlo e a invitare un frate a cui sottoporre la lettura e pure lui ha detto che non c’è niente di così terribile da portarlo alla distruzione dell’opera. C’è la descrizione della peste, molto preoccupante. Manzoni ha avuto come punti di riferimento PD, Lucrezio e anche B. E’ necessaria questa descrizione per capire il disgregarsi e il degenerare del corpo che corrisponde all’esterno del frantumarsi del vivere sociale, civile collettivo.

L’iniziativa di questi 10 ragazzi di rifugiarsi ha la funzione di ricomporre la società. Questa è quella che si chiama la cornice: racchiude le cento novelle però non è solamente una scusa per dare la possibilità ai ragazzi di raccontare storie. E’ l’elemento essenziale della struttura del D., ha il compito di restituire al lettore la consapevolezza che la società di Firenze non era andata distrutta perché veniva tenuta in vita da questi ragazzi. La cornice esprime la fiducia, tipica di Boccaccio, che esiste la possibilità di imporre un ordine umano nella realtà travagliata in quel momento da forze assolutamente negative e contrarie. Diversa situazione da quella realtà che vedremo raccontata nelle novelle dei ragazzi: un mondo vario, come quello che B. aveva conosciuto a Napoli. La corte, l'alta società, la raffinatezza dei costumi, le realtà portuali, i mercati. La cornice ha il compito di filtrare tutte queste realtà messe in scena e contemplarle da parte di B. con un certo distacco.