Introduzione Paradiso
L'Inferno e il Purgatorio sono stati raccontati facendoli apparire somiglianti alla vita normale, al mondo reale. Infatti anche astronomicamente appartengono alla sfera terrena. Il Paradiso invece è al di fuori della terra, al di sopra dei cieli.
La concezione era ancora quella tolemaica (=terra ferma e i pianeti girano).
Si pensava ci fossero 9 cieli concentrici attorno alla terra e che ogni cielo avesse il suo movimento. Essi girano tanto più veloce man mano che ci si allontana dalla terra cosicchè l'ultimo, che si chiama Primo Mobile che raccoglie tutti gli altri, è il più veloce. Spiegazione: è il più vicino a Dio.
I primi sette cieli contengono un pianeta, l'ottavo le stelle fisse e il nono è vuoto, non ha corpi al suo interno.
Questi 9 cieli sono costituiti di materia mentre il decimo, l'Empireo, diventa immateriale ed è lì, sulla verticale che unisce voragine dell'Inferno e montagna del Purgatorio che c'è il Paradiso vero e proprio.
Il Paradiso in senso stretto è nell'Empireo, nella Rosa dei beati (=anfiteatro enorme dove ci sono migliaia di migliaia di anime che contemplano Dio seduto in mezzo insieme alle intelligenze angeliche) anche se parliamo di Paradiso già nel primo cielo.
Le orbite, nella credenza popolare, erano perfettamente circolari, non ellittiche. Spiegazione: idea di circolarità si collega all'assoluta perfezione e quindi si rifà alla perfezione divina. Dio è perfetto e ha creato le orbite perfettamente circolari.
Anche se Dante sa che il Paradiso si trova solo nella Rosa dei beati non può collocare i suoi episodi in un solo luogo. Questo perché deve cercare di dare una struttura simile a quella di Inferno e Purgatorio (diversi cerchi, diverse zone, diversi gironi ecc.). Quindi anche se tutte le anime stanno nella Rosa dei beati, siccome Dante è un privilegiato, è privilegio divino il fatto poter far sì che alcune anime lascino la loro sede e vadano incontro a Dante in ognuno dei 9 cieli. Attraverso questo escamotage, in ogni cielo può parlare con alcune anime, come all'Inferno e Purgatorio. I cieli normalmente sarebbero disabitati. In ognuno Dante fissa degli incontri con delle anime a seconda della virtù che le ha rese beate. Siccome si pensava che i pianeti avessero delle influenze sugli uomini, ad ogni pianeta era legata una qualità, per esempio:
Cielo della Luna: spiriti incostanti=quelli che non hanno portato perfettamente a termine il loro compito
Cielo di Mercurio: gloria terrena= anime che hanno operato bene in vita ma con qualche piccola mancanza di purezza nelle loro azioni
Cielo di Venere: legato all'amore= anime che si sono lasciate trascinare dall'amore ma pentendosi per tempo e guadagnandosi il Paradiso (diversamente da Paolo e Francesca).
Nel momento in cui Dante mette delle anime provvisoriamente nei vari cieli è come se stabilisse dei gradi di beatitudine. In realtà parlare di gradi di beatitudine è una contraddizione! O lo sei o non lo sei! Mentre è possibile essere più o meno peccatore. (beatitudine= stato eterno di totale appagamento= uniformarsi alla volontà di Dio, volere ciò che Dio vuole).
Quindi se Dio vuole che un'anima stia vicino a lui all'Empireo, va bene così. Se invece vuole che sia nell'ultima fila dell'anfiteatro egli non avrà la percezione di essere ultimo rispetto agli altri. Avrà lo stesso appagamento di quelli in prima fila, perché è la volontà di Dio. Dante chiederà a loro se preferirebbero una postazione migliore e loro dicono di no perché significherebbe avere una volontà che si allontana e differisce da quella di Dio. E ciò non vorrebbe dire beatitudine! Non si meriterebbe il Paradiso!
Cielo di Marte: combattenti= anime che hanno combattuto per la fede
Cielo di Saturno: spiriti che si sono caratterizzati per contemplazione e meditazione su questioni divine
In questo modo Dante riesce a formare una gerarchia come nelle altre cantiche.
Passati i 9 cieli Dante insieme a Beatrice entra nelll'Empireo, nella Rosa dei beati. La luce è una caratteristica del Paradiso. Soltanto le prime anime che Dante incontrerà saranno visibili e comunque in modo molto sfuocato. Le altre saranno solo luce, che si intensificherà avvicinandosi a Dio che sarà luce assoluta. Sta a indicare la capacità intellettiva e spirituale più profonda e assoluta.
C'è una difficoltà: Dante ha sempre dovuto parlare di ciò che è extraumano, ciò che avviene dopo la morte. L'aveva fatto con una certa facilità all'Inferno e con un po' di difficoltà nel Purgatorio. Ora la cosa diventa veramente improba. La materia del Paradiso è una materia esclusivamente dottrinale, quindi trovare dei paragoni, degli agganci con ciò che è terreno per aiutare l'uomo a capire determinate situazioni, non è possibile.
Dante ci riesce convertendo la materia dottrinale a misura d'uomo: la scoperta della verità che è in Dio non è uno sfoggio dell'erudizione di Dante, è una necessità. La finzione letteraria è una necessità. Fa coincidere la perfezione dell'uomo e della sua anima con la conoscenza, il sapere. Quindi alla conquista del sapere (=conquista di Dio) è come se riuscisse ad unire la perfezione della sapienza umana con la perfezione della spiritualità.
L'uomo è fatto di materia, di spirito. La perfezione la raggiunge quando corpo e anima vanno di pari passo -> questa perfetta compenetrazione è come unire sapere umano con sapere dottrinale. L'infelicità è mancanza di conoscenza, di sapere. Dante faticherà molto perché sono concetti complessi, avrà dei dubbi che si farà sciogliere in parte da Beatrice e in parte dalle anime che incontrerà.
Il Paradiso avrà una protasi in cui ci dice qual è il tema principale. Ci dice che i cieli narrano la gloria di Dio. Dio si spiritualizza così tanto da divenire luce spirituale, dottrinale.
Dio è in tutto, anche se Dante per ovvietà gli dà un posto fisico nella Rosa dei beati. Dio è ovunque.
La difficoltà maggiore di Dante è quella di ricordare, specialmente negli ultimi canti. Dante ha 2 problemi:
-
Ineffabilità della parola. Più la materia è dottrinale più ti mancano le parole per raccontarla
-
Quella della memoria. Come può una memoria dell'uomo, limitata, ricordare un'esperienza di questo genere. Quel poco che lui riesce a ricordare e che racconterà trova l'impedimento di non aver parole adeguate per essere raccontate (si ritorna all'ineffabilità)
C'è una lunghissima invocazione alla divinità, ad Apollo, che è lunga ben 24 versi, quindi 8 terzine. Non ci dobbiamo stupire del perché Apollo si trovi in Paradiso, abbiamo già visto figure pagane nelle cantiche. E' la sintesi delle due invocazioni precedenti: prima aveva invocato le Muse, giogo del Parnaso su cui hanno sede le divinità, adesso la materia è così alta che ha bisogno di tutti e soprattutto del Dio che presiede alla poesia e quindi Apollo.
Gli chiede di entrare dentro di lui e di ispirarlo (ricorda lo stilnovismo, scrivevano sotto dettatura di amore) per portare a compimento l'opera.
Il risultato non è opera di un uomo ma opera di un Dio. In questo modo Dante si toglie da un'eventuale accusa di superbia.
Il paesaggio accompagnava le vicende descritte nelle cantiche precedenti. Il più bello è stato nel Purgatorio, nel Paradiso Terrestre. In realtà quando comincia il Paradiso, Dante è ancora sul Paradiso Terrestre ma deve "volare" insieme a Beatrice per ascendere i cieli. E' quello che lui chiama trasumanare (=superare i limiti umani).
Si pone il problema se stia salendo solo l'anima o anche il corpo. E' difficile dare una risposta, ma possiamo pensare che dato che Dante non fa questo viaggio veramente, potrebbe effettivamente scrivere di farlo anche con il corpo. Solo che in quel momento il corpo non ha più un peso come ce l'ha sulla terra. Spiegazione: conferma l'unione di anima e corpo che dà la perfezione dell'individuo.