Liber VI, 13

04.02.2015 18:07

- Numero atque honore = in gran conto e onore: ablativo di qualità

- Plebes: arcaismo

- Loco: metaforico

- Aes alienum = debiti

- In (dominis in servos...): oppressivo

- Sed conclude l'inciso 

- Precede il Medioevo quando il capo è sempre circondato dai cavalieri (equitatum)

- Religiones, da religio, da lego. La fede lega le persone. Religiones al singolare significa scrupolo religioso, sentimento religioso e superstizione. Al plurale significa riti religiosi e cerimonie sacre

- Praemia = risarcimenti

- Quibus (ita est...): prolessi

- (Ne) quid incommodi = nessun danno: pronome neutro + genitivo partitivo

- Ius redditur = resa giustizia

- Hoc mortuo = una volta morto questo: ablativo assoluto

- Decretis iudiciisque = decreto e giudizio: endiadi

- Illo, illuc: moto a luogo

- Con questo excursus etnografico Cesare informa degli usi e costumi dei Galli. Pur parlando di un popolo straniero non utilizza parole estranee al latino anche se in relazione al contesto alcune parole cambiano significato. Vuole infatti mantenere vivo il latino con la sua potenza espressiva (scuola dell'analogia). L'unica parola straniera è druides che deriva da albero (si ritrovavano intorno a querce sacre)(in greco, dendro) o da saggio. I druidi erano i depositari del potere e avevano funzione religiosa e politica. La loro autorità era conferita dalla loro scienza segreta. 

- L'altra classe di importanza era quella guerriera, perchè la plebe non aveva peso. Questo era un elemento tipico di una società instebile e disprezzabile secondo i romani (SPQR) 

- Il testo non ha continuità ed è ricco di ripetizioni. I termini sono pochi, ma ben soppesati e creano una prosa chiara (non osservativa), come richiedeva lo stile retorico atticista