Umanesimo 2
Nuovo senso della storia: collocare le cose nel contesto in cui si sono verificate. Bisogna cercare non di concordare con quello che si sente ma capire, pensando con la mentalità del tempo. E’ chiaro che se si pensa con mentalità odierna alcune cose potrebbero diventare persino stupide, senza senso. Mentre nel Medioevo, precedente all’Umanesimo, gli intellettuali leggevano i classici in chiave allegorica, gli umanisti leggono i classici collocandoli nella loro prospettiva temporale. Hanno un approccio assolutamente moderno. Per poter contestualizzare lo studio dei classici, bisogna fare delle cose fondamentali: l’invenzione e l’evoluzione della filologia. I classici arrivavano “di seconda mano”, nel senso che i testi non erano autografe, scritte dall’autore, ma copiate dagli amanuensi. Questi copiavano facendo degli errori, occasionali, involontari oppure volontari! Siccome gli amanuensi erano persone molto colte e istruite a volte copiando correggevano per conto loro i testi. Oppure potevano esserci errori perché copiando magari si leggevano male le cose che erano scritte. La filologia aiuta a riportare allo stato virginale, autentico, il testo che si sta studiando.
Poi fondamentale è il concetto di dignità dell’uomo e dell’intellettuale. Uno degli aspetti più importanti di questo periodo. L’uomo ha delle prospettive molto più ampie di quelle che aveva prima (libero arbitrio ampliato). In questa dimensione laica, antropocentrica, l’uomo trova il suo sapere e la sua connotazione umana proprio nel concetto di Humanitas. Concetto latino, ciceroniano. Non è l’umanità, ma è quell’insieme di norme, valori, virtù e qualità che caratterizzano un popolo e la sua cultura. Questo sapere unitario riscopre anche un’altra classicità che è quella greca. Non è che la cultura greca non fosse conosciuta ma non era conosciuto il greco come lingua. Pochissimi lo conoscevano. Qui c’è una rivitalizzante voglia di conoscere il greco e le opere greche nella loro lingua originale. Questo poi ha delle conseguenze, se Dante si basa sulla filosofia aristotelica, da questo momento in poi c’è un sorpasso. Platone surclassa Aristotele nell’interesse degli uomini di questo periodo: nasce il neoplatonismo. Neo perché è un’attualizzazione della filosofia aristotelica, per primo Ficino. La riscoperta di Platone avviene grazie anche a Plotino, un autore cristiano che aveva tradotto in latino e cristianizzato alcuni aspetti del mondo platoniano. In particolar modo la discussione sull’anima, nel senso che qualunque corrente filosofica, qualunque corrente artistica, letteraria, è tale perché cambia modo di vedere il mondo. E’ chiaro che in ogni periodo c’è una componente filosofica che accompagna i cambiamenti. In questo periodo, alla base del pensiero dei pensatori dell’umanesimo ci sono elementi che nascono dalle filosofie del passato. In particolare dall’Epicureismo: l’idea di piacere, però si rivaluta il piacere come godimento di qualcosa di anche corporeo (sempre stato mortificato dalla cristianità) e dallo stoicismo: concetto della dignità dell’uomo e dell’uomo artefice del proprio destino.
La diatriba più difficile era conciliare anima e corpo conciliando anche la religione. Il primo che affronta l’argomento è Poggio Bracciolini che difende con grande forza la dimensione corporale dicendo che l’uomo non è fatto solo di anima, ma anche di carne, quindi se vale lo spirito vale anche il corpo che contiene quello spirito. Affermazione banale ma importante! Subito dopo di lui affronta l’argomento Lorenzo Valla (famoso per aver dimostrato che il documento di donazione di Costantino era un falso, con uno studio filologico), Valla riconosce nel piacere un principio naturale, non deve essere quindi negato o offuscato. E’ un aspetto della natura e se la natura è figlia di Dio è una cosa giusta. Riesce a unire la teoria di epicuro con il cristianesimo. Arriviamo a Marsiglio Ficino, l’artefice del neoplatonismo in Italia, che attraverso Plotino che aveva tradotto Platone dà una spiegazione ancora più diffusa e chiara. Dice che l’anima umana si trova a metà tra mondo terreno e mondo celeste e partecipa ad entrambe di questi mondi. L’anima è un’entità privilegiata perché è l’unica cosa al mondo che può partecipare a ciò che è terreno e ciò che è celeste. Nessun’altra cosa può avere questa condizione privilegiata. Ma se l’anima partecipa al celeste c’è una forma di identificazione tra l’anima e Dio, l’anima è quindi una parte di Dio. Quest’anima che è parte di Dio partecipa anche alla natura terrena dell’uomo. I due elementi sono quindi in relazione tra di loro. Arriviamo a Pico della Mirandola era un tuttologo, aveva conoscenze infinite, un’enciclopedia vivente. Siamo nell’umanesimo latino perché all’inizio del 400 c’è un ritorno del latino come lingua del sapere e della cultura. Del resto lo stesso Petrarca scriveva in volgare per esercitarsi ma aspettava l’incoronazione poetica per le sue opere in latino. C’era comunque una volontà di privilegiare il latino. Solo vero il 1340 si ritornerà ad una preminenza del volgare, l’umanesimo civile, grazie alla presenza di Lorenzo il Magnifico. E’ stato straordinario ed eccezionale. E’ stato anche scrittore e umanista, che ha scritto un sacco di cose. E’ quindi anche un letterato! Grazie a lui Firenze torna ad essere il centro della cultura e della lingua in volgare.
Gianbattista Alberti (?), architetto famosissimo. Era tipico del tempo dedicarsi a più opere affini alla propria quindi era anche scultore ecc. Scrisse anche dei trattati teorici su queste cose. Addirittura promuove un certame letterario in cui i partecipanti dovevano produrre opere scritte in volgare: non vinse nessuno nel senso che le opere prodotte non erano di alto livello letterario quindi non si assegnò la vittoria a nessuno. Questo però dette l’inizio del ritorno del volgare. Questo non vuol dire che il latino si abbandona, anche perché era l’inglese del tempo! Per parlare con uno straniero si parlava latino. Ha permesso la comunicazione tra persone ma anche la trasmissione del sapere!!! Altrimenti il destino sarebbe che ogni sapere resti chiuso nei confini, così invece si diffonde. C’è questa continua persistenza del bilinguismo che con gli anni andrà a favore di uno o dell’altro. Non esiste un uomo di cultura che non conosca il latino fino al 900.