XXVI Canto Inferno

05.05.2015 15:16

Introduzione:

Siamo nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio. Questo è il canto di Ulisse. L’ottava bolgia è quella dei consiglieri fraudolenti, cioè coloro che hanno usato un’arte di cui per natura erano dotati, malamente.

Pena: camminano avvolti in fiamme che li nascondono e gli rende difficile il parlare

Contrappasso: la fiamma del loro ingegno che in vita è stata usata malamente, si trasforma nella fiamma che li avvolgerà per l’eternità. La loro difficoltà di parola è il contrario della facilità della parola con cui in vita hanno dato cattivi consigli.

Il canto inizia con un’invettiva contro Firenze. Si collega con la fine del canto precedente dove Dante aveva incontrato 5 ladroni fiorentini.

v. 1   “Godi, Fiorenza” = gioisci, Firenze: apostrofe

v. 2   “Batti l’ali”: analogia

v. 1,2   La fama di Firenze, che era una fama positiva, si espande in ogni luogo

v. 5   “Cittadini” = di Firenze

v. 6   “Orranza” = onore: assimilazione (mutamento della n in r)

v. 7   “Ma” = ma se è vero che / “Del ver si sogna”: anastrofe

Secondo una credenza medievale, durante le ultime ore più vicine alla mattina si fanno sogni veritieri

v. 7,8,9   Una sorta di profezia per Firenze

v. 9   “T’agogna” = ti augura

v. 10   “E se già fosse” =e se quello che si sogna fosse già realtà / “Saria” = sarebbe / “Per tempo” = troppo presto

Firenze è ormai caratterizzata da costumi di vita immorali. C’è una sorta di vergogna da parte di chi ha amato la Firenze antica.

v. 11   “Da che pur esser dee” = dal momento che deve essere

v. 12   “Attempo” = invecchio

Ci indica che pur nella visione oggettiva della degradazione in cui Firenze versa nel suo tempo, Dante ama la sua città. Lui è un figlio di Firenze e quindi soffre per la situazione in cui versa la sua città. Dice che se le cose non cambieranno, tanto più invecchierà, tanto più soffrirà.

A questo punto si conclude l’invettiva e torna a raccontarci del suo viaggio

v. 14   “Iborni” = pallidi, eburni = di avorio

v. 16   “Solinga” = solitaria

v. 17   “Schegge” = sporgenze / “Rocchi” = massi / “Scoglio” = ponte

v. 18   Il piede non riusciva ad andare avanti senza l’aiuto della mano. Era quindi un cammino faticoso ed impervio. Parla al plurale e ci dimentichiamo che Virgilio è un’anima e che quindi non fa la fatica che fa Dante per salire queste scale

v. 20  “Drizzo la mente” = ricordo

v. 21   “Soglio” = sono solito fare

v. 23   “Stella bona” = influenza positiva degli astri / “Miglior cosa” = grazia divina

v. 24   “M’invidi” = me lo tolga

Inizia una lunghissima similitudine che occupa 3 terzine e subito dopo ne segue un’altra che ne occupa altre 3. La prima è di tipo naturalistico, nel senso che ci mostra un villano che si riposa al tramonto e vede il cielo illuminato da delle luci, che sono le lucciole. Dopo invece si rifà ad un’immagine biblica: il rapimento di Elia da parte di Eliseo.

- Quante lucciole il villano che si riposa sul colle vede giù per la valle, laddove ci sono i suoi vineti e i suoi campi, d’estate (“Tempo che colui che ‘l mondo schiara” = quando il sole ha più ore di esposizione, quindi l’estate: perifrasi) al tramonto (“Come la mosca cede a la zanzara = tramonto: perifrasi) di altrettante fiamme splendeva tutta l’ottava bolgia, così come io fui in grado di vedere non appena giunsi al centro del ponte da dove era visibile il fondo.

Dante si affaccia per guardare sotto e vede queste luci.

- Come colui che si vendicò con gli orsi (si riferisce al fatto che Eliseo era stato preso in giro da un gruppo di ragazzini perché era calvo. Allora invocò l’aiuto di Dio contro questi ragazzi e improvvisamente uscirono due orsi che si sbranano 42 di questi ragazzi) vide il carro su cui era stato rapito Elia partire quando i cavalli (alati) si levarono dritti verso il cielo e lui non li poteva seguire con gli occhi tanto veloci andavano questi cavalli, che non vedeva altro che una fiamma che si muoveva nel cielo e che saliva in alto come una nuvola, allo stesso modo nella gola si muove ciascuna fiamma poiché nessuna rivela l’anima che essa sottrae alla vista e oggni fiamma nasconde un peccatore.

v. 43   “Surto” = sotto

v. 44   “Ronchion” = sporgenza

v. 45   “Sanz’essere urto” = senza essere spinto

v. 48   “Catun” = ciascuna anima

v. 52   “Vien” = viene verso di noi

Dante si riferisce a uno dei più famosi miti dell’antichità, di Eteocle e Polinice, figli di Edipo e Giocasta. Questi due fratelli si odiavano così tanto in vita che arrivarono ad uccidersi l’un l’altro e messi sulla stessa pira, sullo stesso rogo, questo odio si mostrò anche dopo la morte perché la fiamma sopra la pira si divise in due. Siccome arriva una fiamma che ha due punte, è chiaro che Dante ne è colpito. Come quando vide Paolo e Francesca andavare per mano.

v. 55   “Si martira” = sono tormentati

v. 56,57   Così come insieme procedettero contro l’ira divina, compiendo le loro attività peccaminose, ora insieme subiscono la giustizia punitrice (vendetta) di Dio

Ulisse e Diomede erano amici carissimi che combatterono la guerra di Troia e insieme ordirono l’inganno del cavallo.

v. 58   “Geme” = paga

v. 60   “De’ Romani il gentil seme” = Enea

Fa un elenco dei fatti più importanti e più famosi legati all’ingegno e all’abilità di parola di Ulisse soprattutto, che poi sarà l’unico dei due a parlare.

v. 61   “Arte” = astuzia / “Morta” = anche da morta

Achille non voleva andare alla guerra di Troia, quindi si nascose a Sciro e si travestì da donna. Quando però Ulisse gli mise le armi, lui le prende. Quando Ulisse decise di parte, la figlia del re Deidamia con cui aveva un rapporto amoroso, accusò l’eroe greco.

Furto del Palladio: la leggenda voleva che il palladio custodito nel tempio sulla rocca di Troia proteggesse la città. Nel momento in cui fosse stato tolto ci sarebbe stata sfortuna. I greci lo tolgono e la leggenda si avvera.

v. 69   “Vedi che del disio”: anastrofe

v. 71   “Però” = perciò

v. 72   “Fa che la tua lingua si sostegna” = astieniti dal parlare

v. 74   “Sarebbero schivi” = eviterebbero

v. 75   “Del tuo detto” = di parlare con te

E’ uno dei punti in cui fatichiamo a capire cosa volesse dire Dante. L’interpretazione più accettata, ma non per questo unica e sicura, è che Virgilio, prima di chiedere all’anima di Ulisse di parlare con Dante, metterà in mostra i suoi meriti letterari. Non per vanagloria, ma perché Ulisse e Diomede, essendo appunto greci, tradizionalmente superbi e di una cultura letteraria enorme, forse avrebbero disdegnato di parlare con l’oscuro Dante.

v. 77   “Tempo e loco” = momento e posto giusto per parlare

v. 79,80,81,82   Captatio benevolentiae (chi parla o chi scrive cerca di ottenere l’attenzione benevola del suo interlocutore)

v. 80,81   “S’io meritai di voi”: anafora

v. 80   Se io ho avuto dei meriti presso di voi quando ero vivo

v. 81   Se io ho avuto dei meriti presso di voi tanti o pochi che fossero

v. 82   “Li alti versi” = l’Eneide

v. 85   “Maggior corno” = la fiamma più alta / “Antica” = sia perché sono passati secoli e secoli, sia per creare un’atmosfera ancora più solenne e alta

v. 86   “Crollarsi” = muoversi

v. 87   Come una fiamma agitata dal vento

v. 90   “Gittò voce” = conferma la fatica

Chiaramente è Ulisse che parla.

Circe stava sul promontorio del Circeo. Gaeta è un posto nella zona del Circeo che però si chiama così soltanto da quando Enea la ribattezzò dopo la morte della sua nutrice, appunto di nome Gaeta, che seppellì in quel territorio. Ulisse ovviamente dice che ci è arrivato prima, quando il luogo ancora non si chiamava così.

v. 94,95,96   Né la dolcezza di Telemaco, né l’amore pietoso e rispettoso nei confronti del vecchio padre, né il dovuto amore che doveva rendere felice Penelope

v. 97   “Vincer potero”: anastrofe

v. 98   “Mondo esperto” = conoscitore del mondo: anastrofe

v. 100   “Ma misi me”: allitterazione. Ulisse dà a sé stesso una posizione di rilievo e si prende la responsabilità di ciò che sta per succedere (nella sua storia)

v. 101   “Legno” = nave: metonimia

v. 104   “L’isola d’i Sardi”: metonimia

v. 106   “Tardi” = attardati dagli anni

Ercule segnò il limite che l’uomo non poteva superare. Siamo allo stretto di Gibilterra, dove la leggenda vuole che ci fossero le colonne d’Ercole sulle quali c’era la scritta Non Plus Ultra = non più avanti. Loro non assecondano il divieto scritto da Ercole e passano.

v. 109   “Acciò” = affinchè

v. 110   “Sibilia” = Spagna

v. 111   “Setta” = Marocco

Inizia la parte più toccante, nota come orazion picciola, dalle due parole che dice lo stesso Ulisse. E’ l’apice della frode per mezzo della parola, che convince i compagni a seguirlo nella morte. E’ sicuramente un capolavoro di oratoria.

v. 113 “Cento milia perigli” = cento mila pericoli: iperbole/ “A l’occidente” = fanno il percorso che fa il sole

v. 114   “Piccola vigilia” = piccolo periodo di vita che ci resta

v. 116   “Non vogliate negar”: litote

v. 117   “Di retro al sol” = di andare dietro al sole. Il Sole infatti, a differenza degli uomini continua dopo le colonne d’Ercole. Ulisse gli vuole andare dietro, lo vuole seguire

v. 118   “Semenza” = origine

v. 118,119   L’uomo è fatto non per vivere come un animale, ma per seguire la virtù e la conoscenza

v. 121   “Aguti” = desiderosi di seguirlo

v. 123   A malapena li avrebbe trattenuti se Ulisse avesse voluto cambiato idea

v. 125   “De’ remi facemmo ali al folle volo”: metafora

v. 126   “Lato mancino” = verso sinistra

Fino a tempi recenti, la sinistra era la mano del diavolo. La mano della disubbidienza.

v. 127   “De l’altro polo vedea la notte”: anastrofe. Superano l’equatore quindi non vedono più le stelle del nostro emisfero

v. 130   Cinque volte era nata e morta la luna quindi sono passati 5 mesi lunari.

v. 132   “’ntrati eravam”: anastrofe

v. 133   La lettura ormai accettata da tutti è che sia la montagna che vedono sia quella del Purgatorio. E’ significativo perché il Purgatorio è il mondo dell’espiazione, grazie al quale poi si accede in paradiso. Loro vedono la possibilità della salvezza ma non possono raggiungerla

v. 136   “Tosto tornò in pianto”: allitterazione

v. 137   “De la nova terra” = dalla terra da poco avvistata / “Turbo” = tromba d’aria e marina insieme, un vortice

v. 138   “Percosse del legno il primo canto”: anastrofe / “Il primo canto” = dalla parte anteriore della barca, la prua

v. 139   Gira 3 volte, numero simbolico.

v. 141   “Altrui piacque” = come Dio volle